Il federalismo in pillole
La
nascita degli Stati Uniti d'America e del federalismo
Sin dall'antichità, sono
noti tentativi di unioni tra stati. Ma è solo in America,
nella Convenzione di Filadelfia del 1787, che prende forma la
prima Costituzione federale della storia. Essa scaturì
da un compromesso tra la corrente che avrebbe voluto riunire
in un solo stato le tredici colonie resesi indipendenti dalla
madrepatria e la corrente che avrebbe voluto conservare la sovranità
assoluta delle ex-colonie. La costituzione federale rappresentò
un felice compromesso perchè, come riconobbe subito Alexander
Hamilton, essa consentì l'allargamento dell'orbita del
governo rappresentativo su un'area composta da molti stati,
realizzando così l'unità nella diversità.
Con la federazione il popolo veniva rappresentato nel Congresso,
mentre gli stati potevano difendere i loro specifici interessi
nel Senato. Il governo federale era competente nelle questioni
comuni di politica estera e di commercio: tutte le altre competenze
venivano riservate agli stati.
Grazie all'unione federale,
i cittadini americani poterono sperimentare un prodigioso sviluppo
economico e soprattutto evitarono i contrasti e le guerre che
continuarono ad affliggere le grandi potenze europee e tutti
i paesi, come quelli del Sud America, che una volta conquistata
l'indipendenza non seppero imboccare la via dell'unità
politica.
Federalismo,
cosmopolitismo e nazionalismo
Negli stessi anni in cui le
colonie americane si avviavano verso l'indipendenza e l'unione,
il filosofo Immanuel Kant giungeva alla conclusione che poichè
gli stati, come gli individui nello stato di natura, vivono
in una situazione di anarchia, la guerra, e non il diritto,
è il solo mezzo a cui possono ricorrere in ultima istanza
per farsi giustizia. Non esisterà dunque un vero diritto
internazionale sino a che gli stati non abbandoneranno la condizione
di selvaggia libertà in cui si trovano, accettando una
comune costituzione federale, cioè un governo che abbia
i poteri sufficienti per assicurare la pace universale e l'indipendenza
di ciascun stato membro.
Il valore cosmopolitico del
federalismo, implicito nella costituzione americana ed esplicito
nel pensiero politico di Kant, venne tuttavia subito soffocato
dal prepotente insorgere del nazionalismo. Le condizioni storiche
per lo sviluppo del federalismo come progetto universale non
esistevano ancora. Con la Rivoluzione francese si affermò,
e venne adottato ovunque, il modello dello stato nazionale sovrano,
accentrato e chiuso entro frontiere sicure.
Lo stato nazionale soffoca le
autonomie locali e le minoranze etniche. Le relazioni tra stati
sono concepite dal nazionalismo come rapporti tra potenze, che
fanno valere i propri interessi con la forza delle armi e che
pretendono dai propri cittadini una lealtà assoluta,
sino al supremo sacrificio della vita. Il nazionalismo è
la cultura politica della divisione del genere umano, educa
all'odio dello straniero, esalta e giustifica la violenza. Il
nazionalismo è l'ideologia politica che ha condotto l'Europa
e il mondo al tragico epilogo del nazi-fascismo e della guerra
totale.
Il
federalismo europeo
Nel corso della Resistenza,
cominciarono a formarsi spontaneamente in tutti i paesi europei
- nelle carceri, nei luoghi di confino o nella clandestinità
- gruppi di opposizione che si proponevano di ricostruire un'Europa
pacificata, senza più odi razziali e frontiere. L'idea
della Federazione europea, che nel corso del secolo XIX era
stata considerata come un nobile ideale, diventò un concreto
progetto politico. Nel Manifesto di Ventotene (1941) la «linea
di divisione tra il progresso e la reazione» veniva tracciata
tra coloro che si propongono come obiettivo prioritario della
lotta politica la Federazione europea e coloro che pensano ancora
che i valori della libertà, della democrazia e della
giustizia sociale possono essere perseguiti all'interno dello
stato nazionale. Per questo venne fondato, in Italia, il Movimento
Federalista Europeo.
Nel dopoguerra, i governi europei
non furono più in grado di garantire autonomamente nè
l'indipendenza economica nè la sicurezza dei propri cittadini.
L'unità europea apparve sempre più la sola scelta
ragionevole e l'azione federalista divenne possibile. Grazie
alle iniziative coraggiose di Jean Monnet e Altiero Spinelli,
i governi europei si misero, sin dal 1950, seppure solo gradualmente,
sulla via dell'unità politica. Oggi, dopo tanti anni
di lotte, di sconfitte e di successi, i federalisti europei
devono affrontare l'ultima decisiva battaglia. L'Europa, dopo
la fine della guerra fredda, è ormai giunta ad una svolta
cruciale: o l'unità federale, per costruire un mondo
sempre più interdipendente, pacifico e solidale, o il
ritorno alle divisioni, al nazionalismo e ai mali del passato.
Il
federalismo e le ideologie tradizionali
L'esperienza dei movimenti federalisti,
che hanno agito e continuano ad agire in piena indipendenza
dai partiti nazionali, dimostra che il federalismo è
una ideologia che alimenta un nuovo tipo di comportamento politico.
Secondo Mario Albertini, il federalismo è un «pensiero
politico attivo» che presenta un aspetto di valore, cioè
la pace universale, come è stata definita nel pensiero
politico di Kant, un aspetto di struttura, cioè la teoria
dello stato federale, e un aspetto storico sociale, vale a dire
lo stadio di sviluppo corrispondente ad una società pluralistica
e aperta all'interdipendenza.
Il federalismo ha un rapporto
critico con le ideologie tradizionali. Esso non si contrappone
al liberismo, alla democrazia e al socialismo. Ma afferma che
i grandi valori della libertà, della eguaglianza politica
e della giustizia sociale non possono valere solo per i cittadini
di un stato nazionale. Accettando questa limitazione, le ideologie
tradizionali hanno implicitamente subordinato i loro ideali
alla ragion di stato, sino al brutale tradimento, con la prima
e la seconda guerra mondiale, della solidarietà internazionale
che univa i liberali, i democratici ed i socialisti di tutti
i paesi. E' solo con il federalismo che diventerà possibile
affermare i valori del liberalismo, della democrazia e del socialismo
in un mondo senza frontiere.
Le
due polarità del federalismo
Le due polarità ideali
del federalismo sono il cosmopolitismo e il comunitarismo. La
dimensione nazionale dello stato è ormai inadeguata non
solo per affrontare i grandi problemi contemporanei la cui dimensione
è mondiale, ma anche per garantire una effettiva partecipazione
dei cittadini alla cosa pubblica ed una efficace programmazione
del territorio. Specialmente in Europa, dove il processo di
integrazione è giunto ad uno stadio avanzatissimo, è
evidente che lo stato nazionale deve cedere competenze sia verso
l'alto (il governo europeo) che verso il basso (le comunità
territoriali minori, come le regioni e i comuni).
Il federalismo consente di organizzare
democraticamente i rapporti tra differenti comunità territoriali,
dal livello più basso, come quello regionale, nazionale,
o continentale. al limite, attraverso l'unione di differenti
federazioni continentali, è concepibile un governo democratico
mondiale. La suddivisione dei poteri ai vari livelli di governo
deve rispettare i principi della sussidiarietà, perchè
i problemi devono essere risolti al livello superiore solo quando
non è possibile affrontarli adeguatamente al livello
inferiore, più vicino ai cittadini, e della solidarietà
territoriale, perchè i cittadini delle comunità
territoriali più ricche e fortunate devono condividere
il tentativo delle comunità territoriali più povere
di raggiungere un più elevato benessere.
Tuttavia, la lotta delle comunità
locali per una maggior autonomia rischia, nell'attuale situazione
dell'Europa, ancora in bilico tra unità e divisione,
di trasformarsi in tragedia, quando le pretese autonomistiche
si associano al micronazionalismo, come dimostra il caso della
Jugoslavia. L'aspirazione all'autonomia è progressiva
solo se riconosce la priorità politica del superamento
della dimensione nazionale della vita politica, perchè
sino a che i popoli saranno costretti a regolare i rapporti
internazionali con la forza delle armi, sussisteranno le ragioni
che hanno causato nel passato l'accentramento e la burocratizzazione
dello stato.
A.
Hamilton: I mali della divisione
Sperare in una permanenza
di armonia tra molti stati indipendenti e slegati sarebbe trascurare
il corso uniforme degli avvenimenti umani e andar contro l'esperienza
accumulata nel tempo.
Il federalista, 1788
I.
Kant: Il federalismo e la pace
... non si può avere
la pace senza una federazione di popoli, nella quale ogni stato,
anche il più piccolo, possa sperare la propria sicurezza
e la tutela dei propri diritti non dalla propria forza o dalle
proprie valutazioni giuridiche, ma solo da questa grande federazione
di popoli, da una forza collettiva e dalla deliberazione secondo
leggi della volontà comune.
Idea di una storia universale
da un punto di vista cosmopolitico, 1784
P.
J. Proudhon: Stato nazionale e centralismo
Il sentimento nazionale è
inversalmente proporzionale all'estensione dello stato. Man
mano che questo incorpora nuovi territori vi è snaturazione
progressiva. Questa sarà una delle cause della dissoluzione
dello stato. La nazionalità restringe i sentimenti ed
il genio. L'agglomerazione li allarga.
La nazione francese attuale
è composta di almeno venti nazioni distinte ed il cui
carattere, osservato nel popolo e nei contadini, è ancora
fortemente definito. ... Il Francese è un essere convenzionale,
non esiste. Quello che ci piace rappresentare nei romanzi, nei
drammi, nelle caricature, sia esso militare o cuoco, barbiere
o commesso viaggiatore è uno scherzo.
Una nazione così grande
non si regge che con l'aiuto della forza. L'esercito permanente
serve soprattutto a questo. Togliete all'amministrazione ed
alla polizia centrale questo appoggio e la Francia cade nel
federalismo. Le attrazioni locali prevalgono.
Francia e Reno, 1867
M.
Albertini: Il federalismo, le ideologie tradizionali e l'internazionalismo
La storia del federalismo europeo
non è che la storia del manifestarsi della contraddizione
tra l'affermazione della democrazia nel quadro nazionale e la
sua negazione nel quadro internazionale. Ciò equivale
a dire che il federalismo europeo è, a partire dalla
Rivoluzione francese, un aspetto della storia europea, aspetto
molto più esteso di quanto non si pensi (anche se impreciso
come tutte le tendenze storiche non ancora giunte a maturità),
nel quale, a fianco di una avventura del pensiero iniziata filosoficamente
da Kant, sta il lento svolgersi della componente universale
delle grandi ondate rivoluzionarie. Sono in questione il liberalismo,
per quanto attiene ai diritti dei cittadini, la democrazia,
per quanto attiene ai diritti del popolo e il socialismo, per
quanto attiene ai diritti economico-sociali del popolo.
Queste tre grandi ideologie,
che hanno progressivamente riempito di contenuti democratici
e sociali lo stato nazionale, presentano di fatto, sin dalla
loro origine, una componente federalistica, anche se con una
coscienza incerta per la confusione teorica del federalismo
con il uso opposto, l'internazionalismo, che affida ai dirigenti,
invece che al popolo, la soluzione dei problemi internazionali.
Le radici storiche e culturali
del federalismo europeo, 1973
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